Avere un’idea chiara di cosa sia la cura nutrizionale non prescrittiva è difficile, sembra un concetto fumoso e astratto. Questo perché parlare di nutrizione non prescrittiva significa prima di tutto cambiare profondamente il modo in cui - in questo mondo - abbiamo imparato a immaginare la nutrizione.
Non si tratta solo di “non dare diete”, ma di uscire da un modello di cibo e cura che si basa su controllo, regole, porzioni, sano e non, giusto e sbagliato, sgarri… per iniziare a mettere al centro la persona, il suo funzionamento e i suoi bisogni complessi.
Il significato di non prescrittivo
Se pensiamo alla prescrizione in ambito medico, è qualcuno che dice seppur con gentilezza: “Questo è ciò che devi fare”. In un percorso nutrizionale non prescrittivo la figura professionale non è colei che sa e indica la strada, ma accompagna, sostiene e crea le condizioni perché la persona possa trovare la propria.
Un’immagine che spesso aiuta è quella della guarigione di un taglio.
Quando ci si ferisce, possiamo utilizzare cerotti e disinfettanti. Ma la guarigione vera avviene grazie al corpo: al sistema immunitario e ai meccanismi di riparazione. Nella cura non prescrittiva accade qualcosa di simile: il lavoro non è “aggiustare” la persona, ma sostenerla con “cerotti e disinfettante” affinché possa re-imparare a riconoscere i propri bisogni e scegliere in modo autonomo.
Perché è così importante?
La persona è l’unica esperta di sé stessa: del proprio vissuto, dei segnali corporei, delle emozioni, dei bisogni. Solo la persona può sentire se ha fame e quanto, se quel piatto le piace, se in quel momento della vita la priorità è cucinare oppure riposare un po’ di più.
Insomma, la professionista mette a disposizione conoscenze nutrizionali, strumenti di ascolto su fame - piacere - sazietà, varie pratiche di cura e di decostruzione delle regole introiettate…, aiutando a sciogliere nodi e a costruire ponti dove da sola, in quel momento, la persona non riesce.
“Il ruolo del professionista non è controllare cosa mangia una persona, ma sostenere la sua competenza alimentare.” - Ellyn Satter Institute
A volte potrai leggere anche inclusivo al peso
La cura nutrizionale non prescrittiva è di solito anche inclusiva al peso (weight inclusive). Questo significa che il peso non è l’obiettivo terapeutico del percorso, né il parametro attraverso cui si misura il benessere della persona, nel cibo e non.
Questo punto è fondamentale.
Viviamo in una cultura profondamente peso-centrica: il corpo è valutato, classificato e corretto. La forma del corpo e il peso diventano misura della salute, dell’equilibrio e della serenità della persona. Ma la letteratura scientifica degli ultimi decenni ci racconta con chiarezza come cercare di cambiare il peso, soprattutto nel lungo periodo, produce effetti avversi: cicli di sali-scendi del peso, peggioramento del rapporto con il cibo, perdite di controllo, aumento dello stress fisiologico e psicologico, peggioramento dell’umore, maggiore rischio di sviluppare disordini alimentari, maggior rischio cardiovascolare, osteo-articolare e neurologico…
Questo perché ogni persona ha un suo peso di equilibrio unico, detto peso naturale. Ed è lì che il corpo quando accolto nei suoi bisogni nutrizionali e non, cercherà di stare. Sarà il punto di maggior benessere in termini di peso, al di là che esso corrisponda o meno alla magrezza e alla bellezza.
Fare cura inclusiva al peso non significa quindi ignorare la salute o gli aspetti clinici. Né rifiutare il desiderio di un corpo più magro o bello che si può sentire dentro.
Al contrario si lavora per migliorare la relazione con il cibo, la capacità di ascolto corporeo e di risposta ai propri bisogni nutrizionali, il benessere metabolico e digestivo, l’energia, la qualità della vita. Il corpo viene rispettato nella sua diversità e complessità, prendendosi cura del rapporto con esso quando necessario, senza tentare di forzarlo verso una forma ritenuta “giusta” ma imparando ad ascoltare e supportare i suoi bisogni.
Gli obiettivi terapeutici della cura non prescrittiva
Gli obiettivi terapeutici di un percorso nutrizionale non prescrittivo sono unici per ogni persona. In generale, però, si lavora su tutte le bussole che guidano le scelte nel cibo: corpo, mente, emozioni.
- Sul piano corporeo, si lavora sull’ascolto e sul riconoscimento dei segnali: fame, sazietà, piacere, benessere gastrointestinale, livelli di energia, risposta digestiva... Non per trasformarli in nuove regole, ma per restituire loro il valore come strumenti di orientamento.
- Sul piano mentale, si costruiscono le conoscenze nutrizionali, ma si integra anche il contesto di vita reale: orari, lavoro, accesso al cibo, carico mentale, risorse economiche... Ascoltare la fame è importante, ma se ad esempio una persona farà un turno di lavoro di 6 ore in cui non potrà mangiare al bisogno, avrà bisogno di valutare se le è conveniente mangiare subito pur senza fame.
- Sul piano emotivo, si esplora il ruolo del cibo come fonte di piacere, regolazione, convivialità. In un percorso non prescrittivo non si demonizza l’uso emotivo del cibo, ma lo si rende più consapevole e meno carico di colpa, affinché sia una risorsa e non un campo di battaglia.
Il lavoro su queste aree è poi unico:
- Una persona a dieta da una vita può aver bisogno di dedicarsi di più alla ri-connessione con i segnali di fame, sazietà e piacere, ma anche al lavoro di decostruzione delle regole interiorizzate su sano e non.
- Una persona che appena ricevuto una diagnosi clinica, come quella di celiachia o di Sindrome dell’Ovaio Policistico, potrebbe trarre aiuto da una parte più grande di educazione: cosa sta accadendo al corpo, come la patologia si lega allo stile di vita, cosa può essere sperimentato nel cibo…
- Una persona ad alta sensibilità può avere bisogno di un’attenzione particolare al sovraccarico sensoriale ed emotivo nel momento dei pasti, come i rumori, gli odori, la presenza di altre persone...
- Una persona neurodivergente potrebbe trarre beneficio dall’uso di strumenti come promemoria esterni per nutrirsi in modo più regolare senza basarsi unicamente sulla fame, senza che questo venga vissuto come un fallimento.
Non esiste un modo giusto di funzionare, si impara a scoprire e supportare il proprio, passo passo.
“La vera nutrizione nasce dalla fiducia, non dal controllo.” - E. Tribole
Non è il cosa si fa, ma il come si fa
Un punto chiave della cura nutrizionale non prescrittiva è che non si definisce tanto dagli strumenti utilizzati, quanto dal modo in cui vengono utilizzati.
Mindfulness, Intuitive Eating, educazione nutrizionale, dietetica classica… possono far parte del percorso, ma se vengono usati per manipolare la forma del corpo o aderire a delle regole alimentari, diventano prescrittivi.
Il cuore del lavoro è la relazione di cura: un’alleanza basata su sicurezza, ascolto, assenza di giudizio e co-costruzione. La persona è l’unica e sola esperta di sé, la professionista è la specialista della materia ed è lì a suo supporto. In questo spazio, le domande spesso contano più delle risposte. Spostare l’attenzione da “cosa è giusto fare” a “cosa sta accadendo e quali bisogni racconta” apre la strada alla vera cura.
La struttura di un percorso
Anche la struttura di un percorso non prescrittivo è spesso diversa da quella di un percorso dietetico tradizionale.
- Di solito c’è una fase iniziale di conoscenza reciproca, in cui la persona sente se quello spazio è sicuro per sé e la professionista capisce se può essere d’aiuto.
- Poi iniziano gli incontri di lavoro vero e proprio. Non c’è un incontro più importante degli altri: un po’ come nella psicoterapia, ad ogni incontro si fa un nuovo passo. Per questo, non si parla di prima visita e controlli, bensì di un susseguirsi di visite.
- Con il tempo, quando la persona sente di potersi muovere con maggiore autonomia, gli incontri si diradano fino alla chiusura del percorso.
E quando ci sono diagnosi o aspetti clinici?
Una domanda molto frequente è: e quando ci sono diagnosi? Diabete, celiachia, PCOS, disturbi della nutrizione, condizioni gastrointestinali, fertilità… Anche in questi casi la cura nutrizionale non prescrittiva non solo è possibile, ma è la più sicura.
La cornice resta la stessa: non si induce dimagrimento intenzionale e non si utilizza il peso come strumento terapeutico né la dieta. Ciò che cambia sono le priorità e la sequenza degli interventi. In alcune situazioni è utile inserire subito educazione nutrizionale e psicoeducazione sulla patologia; in altre è più funzionale rimandarle per ridurre il senso di regole esterne e favorire prima la riconnessione corporea.
Esistono anche momenti clinici specifici in cui un supporto più strutturato, come un menù alimentare temporaneo, può essere utile, ad esempio in fasi di grave restrizione. In questi casi lo strumento non viene usato come controllo, ma come sostegno terapeutico per riavvicinarsi ai propri bisogni in un momento in cui i segnali corporei sono inaccessibili, con intenzionalità chiara e durata limitata.
La ricerca scientifica a supporto degli approcci non prescrittivi e weight inclusive è oggi ampia e sta crescendo sempre di più, anche in caso di diagnosi. I benefici osservati riguardano il benessere psicologico, ma anche i parametri clinici misurabili della patologia. Questo rende evidente quanto sia necessario creare spazi di cura nutrizionale che si allontanino da stigma, regole e controllo.
Un ultimo pensiero.
So che immaginare di allontanarsi da diete e peso può spaventare, dando un‘impressione di andare verso il discontrollo o di navigare a vista nel percorso, quasi fosse una cura "improvvisata e di pancia”.
La cura nutrizionale non prescrittiva non è assenza di struttura, né perdita di confini. È un lavoro rigoroso e rispettoso, segue protocolli, passi e strumenti evidence-based. Ma lo fa abbracciando un modo diverso di intendere la cura, che non passa dal controllo ma dall’ascolto e dal supporto dei propri bisogni.
Una piccola biblioteca per so-stare ancora un po'.
- "Basta diete" di Veronica Bignetti. Un saggio per continuare ad esplorare una visione di nutrizione, cibo e cura libera dai modelli del mondo, più vicina alla complessità dell'essere umano e ai suoi bisogni.
- "Dietland" di Sarai Walker. Un romanzo per aprire degli spiragli: e se la promessa della dieta giusta, del corpo finalmente magro si rompesse? Esiste la possibilità di vivere una vita serena, felice, appagante? Questo è il viaggio che compirà la protagonista, e noi con lei.
- Formazione gratuita su peso e dimagrimento nella cura non prescrittiva. Questo dono è una formazione gratuita di 5 giorni per ogni professionista non prescrittivə (o quasi) che si sente ancora incertə, dispersivə e inefficace quando il desiderio di dimagrimento entra nello spazio di cura. Perché con conoscenze e strumenti, può cambiare. Promesso.
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