"L’obiettivo della nutrizione non è imporre regole, ma aiutare le persone a costruire un rapporto sano e sostenibile con il cibo." - Ellyn Satter
Ti capita di chiederti come accompagnare le persone verso scelte alimentari più consapevoli senza cadere nella prescrizione? Se lavori nella nutrizione, sai quanto possa essere difficile trovare un equilibrio tra il fornire indicazioni utili e lasciare spazio all’autonomia di chi hai di fronte. L’educazione alimentare non prescrittiva nasce proprio con questo obiettivo: supportare, senza consigliare o imporre.
Questo approccio non si basa su liste di cibi proibiti o piani alimentari rigidi, ma aiuta le persone a sviluppare un rapporto sereno con il cibo. Si tratta di un percorso di scoperta, consapevolezza e rispetto per il corpo, senza sensi di colpa o restrizioni rigide.
Ma.. come unire la scienza, le linee guida, le scelte di benessere con un approccio non prescrittivo?
Perché le diete rigide non funzionano?
Per decenni, la nutrizione terapeutica si è basata su regole precise: grammature, conteggi calorici, alimenti sani e da evitare/limitare. Oggi sappiamo che questo approccio raramente funziona a lungo termine. Gli studi mostrano che le diete più o meno rigide falliscono nell’80-95% dei casi (Mann et al., 2007).
Quando il cibo diventa un insieme di regole da seguire, di sensi di colpa e di etichette "sano e non", aumenta il rischio di restrizione calorica, cognitiva e abbuffate (Polivy & Herman, 2005). Oltre ad una serie infinita di effetti avversi nel benessere fisico, psicologico e nel rapporto con il corpo, di cui abbiamo già parlato in questo articolo.
Per questo come professionistə, è nostra responsabilità supportare la persona nel prendersi cura del proprio rapporto con il cibo senza prescrizioni, diete, piani. E per dobbiamo decostruire e ricostruire in noi due concetti importanti.
La salute è complessa
La realtà è che la salute è un concetto complesso, influenzato da tanti fattori: genetica, ambiente, accesso al cibo, emozioni, stress, relazioni sociali, stigma, discriminazione, possibilità economiche, priorità personali, valori...
Un modello prescrittivo spesso parte dall’idea che esista un unico modo “giusto” di prendersi cura di sé con il cibo. Che, infondo, mangiare verdure è sempre un gesto di benessere così come mangiare molti dolci fa sempre male. Eppure non possiamo sapere che effetto qualsiasi scelta nel cibo, nel movimento, nella cura avrà nel complesso della salute della persona.
Immaginiamo ad esempio che "mangiare verdure ad ogni pasto" per la persona significhi dover andare più spesso al supermercato, che dista mezz'ora di strada. Questo riduce il tempo, già scarso, che può dedicare a ciò che l'aiuta a comprimere le emozioni: leggere, riposare, dipingere, ascoltare musica, stare con le amiche... In più comporta iniziare una lotta con i più piccoli, e non solo, che non amano le verdure e detestano trovarle sul tavolo. Il che toglie ogni sensazione mindful di presenza, calma, piacere al momento del pasto.
Tutto questo aumenta lo stress, i meccanismi di coping nel cibo, peggiora il rapporto con il cibo e il corpo oltre che la sfera sociale e familiare... alla fine la salute della persona è davvero migliore?
E' ovvio come questo sia un esempio semplice (e un po' estremizzato) a scopo formativo, ma spero trasmetta cosa significa complessità della salute e impossibilità di definire come "sana o non" una qualsiasi indicazione nutrizionale
Dal paternalismo all'autodeterminazione
Ogni professionista tende, crescendo e studiando nell'ambiente della cura, ad introiettare uno sguardo paternalista: quella sensazione profonda di sapere cosa è meglio per il/la paziente, con tutti gli strumenti, l'esperienza e la conoscenza che ha accumulato. Questo può portare a lavorare in modo più prescrittivo, a dare consigli, esprimere il proprio punto di vista su ogni scelta e generare così dipendenza dalle indicazioni esterne, oltre che un senso di inadeguatezza e sfiducia nell'ascolto dei propri bisogni come paziente.
Per questo è così importante coltivare una cornice di autodeterminazione, che riconosce il diritto della persona di scegliere in base ai propri bisogni, valori e condizioni di vita. Non significa “lasciare tutto al caso”, ma costruire un rapporto di fiducia e collaborazione in cui noi si facilita la scelta della persona attraverso informazioni, pratiche, strumenti che possono aiutarla. Senza però far intendere che una scelta sia migliore dell'altra, solo la persona in quanto esperta di sé può saperlo davvero.
Qualche risorsa pratica
Se vogliamo passare da un approccio prescrittivo a uno che rispetti la complessità della salute e il diritto all’autodeterminazione, dobbiamo ripensare il nostro modo di fare educazione nutrizionale.
Questo significa ad esempio:
- Fornire conoscenze, non consigli o linee guida. Non dire cosa è più sano mangiare, ma spiegare come funziona il corpo, come il cibo interagisce con l’organismo e come riconoscere i propri segnali di fame e sazietà.
- Valorizzare e mettere al centro l’esperienza della persona. Ogni persona è la migliore esperta del proprio corpo. Ascoltare senza giudicare e partire dalle esperienze reali aiuta a fare scelte di benessere: riprendendo l'esempio di prima, nella vita di ogni giorno, mangiare più verdura come mi fa stare davvero? Più energica o più stanca? Fisicamente? Emotivamente? E cosa preferisco fare?
- Promuovere flessibilità e consapevolezza. Invece di categorizzare i cibi come “buoni” o “cattivi”, possiamo aiutare a comprendere il contesto in cui una scelta ha vantaggi o meno, e il suo impatto sul benessere complessivo.
- Sostenere il senso di autoefficacia. Guidare la persona a sviluppare fiducia nella propria capacità di fare scelte alimentari senza bisogno di conferme esterne. Nemmeno le nostre.
E per fare qualche passo in più come professionista non prescrittivo/a, puoi sbirciare:
- La newsletter "Marea". Dei momenti calmi, profondi, immersivi dedicati solo a voi professioniste in cui parlare insieme di cura non prescrittiva ed inclusiva. Dalla teoria, alla pratica. Da strumenti di cura come la mindfulness e l'Intuitive Eating, allo stare nella relazione con la paziente. Tutto ciò che ri-torna nel tuo spazio di cura, ogni giorno.
- La guida ad un primo incontro di valore. Questo dono è pensato per te, professionista della cura e non, che desideri affrontare ogni primo incontro con una presenza autentica e consapevole. Non solo per prepararti al meglio, ma anche per nutrire il processo senza fretta, con l'ascolto e il rispetto che ogni persona nel tuo spazio merita.
- Lo spazio per professionistə. Tutti i supporti pensati per te professionista che lavori nella relazione d'aiuto in modo sempre più inclusivo e non prescrittivo. Supervisioni, masterclass, affiancamenti...