“Gli altri non ti capiscono mai, né ti vedono davvero.” Queste parole, da L'altra verità di Alda Merini, raccontano qualcosa che moltə di noi vivono ogni giorno: l’esperienza del giudizio esterno, che non solo spesso non riflette chi siamo davvero, ma può anche influire profondamente sul nostro modo di vederci e viverci.
In un mondo in cui il corpo e il cibo sono costantemente sotto l’occhio critico dell'Altro, come si fa a mantenere un senso di identità e di libertà?
Giudizio o pregiudizio, cosa senti?
La differenza tra giudizio e pregiudizio è fondamentale per comprendere come l'Altro ci vede, ma soprattutto come noi interpretiamo quel sguardo esterno.
Il giudizio, infatti, è legato alla radice latina di "iudicium", che implica una decisione basata su fatti concreti, su una valutazione ponderata. Si tratta di un atto che arriva dopo un'osservazione o un’esperienza, dove chi giudica ha davvero cercato di comprendere la situazione.
Il pregiudizio, invece, come suggerisce il termine stesso, è un giudizio che viene emesso in anticipo, senza aver prima avuto una conoscenza approfondita o una vera esperienza. È il giudizio che si basa su stereotipi, convinzioni infondate, opinioni preformate che non rispecchiano la realtà complessa e sfaccettata della persona.
Alda Merini scrive: “Chi ti giudica non ti conosce, e chi ti conosce non ha bisogno di giudicarti.” Le parole di Alda ci ricordano che il vero giudizio non dovrebbe mai essere emesso senza una comprensione completa dell’individuo. Purtroppo, il più delle volte, ciò che pesiamo non è tanto il giudizio ma il pregiudizio, soprattutto in ambiti tanto intimi e vulnerabili come il corpo e il cibo.
Tutto questo nella vita di ogni giorno
Nel cibo, quanto spesso sentiamo di essere (pre)giudicate per le nostre scelte alimentari?
Avere timore di prendere una seconda porzione, o di ordinare il dolce, può portare a sentirsi giudicatə ingordə o senza autocontrollo. Allo stesso modo, se si segue un’alimentazione particolare, come il veganismo, si rischia di essere etichettati come rigidə o esageratə, senza che venga considerato il rispetto o le motivazioni dietro a quella scelta.
Nel corpo, i pregiudizi sono ancora più forti e visibili. Ecco alcuni esempi di ciò che molte persone, e soprattutto le donne, vivono quotidianamente:
- Essere criticatə se si hanno cicatrici, acne o rughe, come se queste caratteristiche fossero sinonimo di scarsa cura di sé, invece di essere segni naturali della vita e della storia di ogni persona.
- Essere consideratə poco in salute o poco disciplinatə se si ha un corpo grasso.
- Ricevere complimenti quando si dimagrisce, senza che venga preso in considerazione il percorso e le emozioni dietro a quella trasformazione.
- Essere giudicata una "brutta persona" se si indossano abiti considerati troppo succinti, come gonne corte o maglie scollate.
- Essere vistə come poco competenti o professionali se si hanno tatuaggi o piercing, come se questi elementi estetici avessero a che fare con le capacità intellettuali o lavorative.
Decostruire il giudizio esterno per liberarsi dalla seconda pelle
Questi pregiudizi, spesso imposti dal mondo esterno, finiscono per diventare una seconda pelle, qualcosa che ci avvolge e ci condiziona. Eppure, è possibile piano piano riconoscere lo sguardo del mondo e iniziare a separarlo da chi siamo davvero.
Nel campo della cura, questo processo è chiamato "decostruzione": un lavoro che ci permette di separare la nostra identità da ciò che il mondo ci impone di essere. Proprio come nei romanzi che parlano di corpi e di percezioni, come Il popolo bianco di Frances Hodgson Burnett, dove una bambina scopre la sua vera identità tra la natura e le aspettative sociali, anche noi possiamo imparare a navigare tra chi siamo e ciò che il mondo vuole che siamo. Ogni passo verso la consapevolezza ci aiuta a non essere prigionierə dei pregiudizi e a vivere in modo più vicino ai nostri bisogni.
Risorse per te
Se senti che questo tema ti tocca, il primo passo per affrontare il peso del giudizio esterno può essere quello di riconoscere quello spazio vuoto tra la tua verità e i pregiudizi del mondo. La prossima volta che ti troverai a fare una scelta, che riguardi il cibo, il corpo o la tua identità, prova a fermarti un attimo. Chiediti se quel giudizio esterno, quella pressione, è davvero tua, o se è un pregiudizio che il mondo ti ha imposto.
L'autoconsapevolezza è il primo passo per liberarsi da quella "seconda pelle" che ci opprime. Non è facile, ma è possibile. E il mondo, fortunatamente, sta iniziando a cambiare. E se sentiamo che il cambiamento è ancora lontano, possiamo intanto iniziare da noi stessə.
Se vuoi approfondire, ti consiglio di leggere Il popolo bianco di Frances Burnett, un romanzo che esplora proprio il conflitto tra chi siamo e quello che il mondo vuole da noi. E non dimenticare di dare un’occhiata al podcast "Un tea insieme. Parole su cibo e corpo." dove esploriamo proprio questi temi.
Infine, per andare più in profondità nelle storie su cibo e corpo che ti porti dentro, i laboratori di lettura consapevole
Nei laboratori di lettura consapevole lavoriamo insieme a te persona - che tu sia paziente, professionista o semplice anima in viaggio - per prenderti cura delle storie che ti porti dentro, del tuo modo di vedere il mondo e di vederti nel mondo. In particolare nel cibo e nel corpo.
Per riscrivere i filtri con cui guardi a te, al mondo, all'Altro. E trovare piano piano la tua voce nel rumore del mondo.
Sono percorsi che guidano la persona a leggere di sé attraverso le pagine dei libri, del proprio mondo interiore e di ciò che la circonda. Un libro non è mai solo un libro, ma diventa molto di più: specchio, risonanza, emozioni, sensazioni, passato, presente, sogni e futuro. E attraverso pratiche che fanno tornare al presente nel qui e ora: mindfulness, creatività, scrittura, disegno, musica...