Come rendere uno spazio di lavoro sicuro nel cibo e nel corpo

Spazio per professionistə

Lavorare con il cibo e il corpo è un privilegio, ma anche una grande responsabilità.

Ogni persona che arriva davanti a noi porta con sé una storia unica, fatta di esperienze, emozioni e percezioni personali. È importante, come professionistə, capire che il cibo e il corpo non sono argomenti semplici o neutri. Sono temi carichi di significato da maneggiare con cura e sensibilità.

In questo articolo, vediamo insieme come possiamo rendere gli spazi di lavoro più sicuri, accoglienti e rispettosi nel tema del cibo e del corpo.


Cibo e corpo non sono temi neutri

Quando parliamo di cibo e corpo, non stiamo parlando solo di scelte alimentari o di un aspetto fisico.

Questi temi sono profondamente legati alle esperienze personali e alle storie che ognunə di noi porta con sé. Le persone arrivano da noi con vissuti diversi legati al cibo: alcune hanno vissuto periodi infiniti di diete o commenti da parte di amici e parenti, altre hanno sviluppato paure o ansie riguardo al proprio corpo.

Per questo è così importante capire che non esistono “temi neutri” quando parliamo di cibo e corpo. Ognunə di noi ha una relazione unica con questi argomenti, e ciò che per una persona può sembrare una conversazione normale, per un’altra può toccare corde emotive molto profonde. Riconoscere questa realtà è il primo passo per creare uno spazio sicuro, dove le persone si sentano libere di esprimersi senza giudizio.


Noi portiamo i nostri filtri come persone e professionistə

Anche noi, come professionistə, portiamo i nostri filtri. Questi possono essere influenzati dalla nostra formazione, dalle nostre esperienze personali e dai nostri valori.

A volte, senza rendercene conto, potremmo applicare una visione un po' rigida o standardizzata quando trattiamo il cibo o il corpo degli altri. Ad esempio, una tecnica o un'abitudine che funziona per noi, o che abbiamo imparato, ma che potrebbe non essere la soluzione giusta per qualcun altro.

È importante ricordare che ogni persona è diversa. Non possiamo ridurre una persona a un protocollo, a una serie di regole o di numeri. Il nostro lavoro non è quello di “correggere” o “aggiustare” il corpo e le abitudini di qualcunə, ma di ascoltarlə, accoglierlə e supportarlə nel suo percorso. Dobbiamo essere consapevoli dei nostri filtri e imparare a metterli da parte per poter veramente ascoltare e capire chi abbiamo di fronte.


Ogni persona è unica: nessun protocollo può contenerla tutta

Ogni persona è un mondo a sé. Non esistono due corpi uguali e non esistono due storie uguali.

Per questo motivo, un protocollo che funziona per una persona potrebbe non essere adatto a un’altra. L’approccio che scegliamo non può essere mai un “one-size-fits-all”. La chiave sta nel comprendere che ogni persona ha il proprio modo di vivere il cibo, il proprio corpo e la propria identità. Il nostro compito è quello di ascoltare e rispettare queste differenze.

A volte, può essere difficile accettare che non esistano soluzioni facili o universali, ma è proprio in questa unicità che sta la bellezza del nostro lavoro. Rispettare la persona nella sua interezza significa comprendere che ogni cambiamento o scelta riguardo al cibo e al corpo deve partire dalla sua esperienza, dalle sue necessità e dai suoi desideri.


La relazione è la radice della cura

La cura nasce prima di tutto dalla relazione che costruiamo con la persona. Una relazione di fiducia, di ascolto e di accoglienza. Quando creiamo un ambiente dove ci si sente al sicuro, dove non c’è paura di essere giudicatə o criticatə, la persona è più libera di esplorare il proprio rapporto con il cibo e con il corpo.

Il nostro ruolo, come professionistə, è quello di facilitare questo processo di esplorazione e di crescita, non di imporre soluzioni o cambiamenti. Ogni persona ha il diritto di sentirsi accolta e rispettata, proprio come è. La relazione che costruiamo con chi si rivolge a noi è la base di ogni tipo di cambiamento, e il nostro compito è quello di supportare, non di forzare.

Creare uno spazio sicuro significa anche essere prontə a lasciare spazio alle emozioni, ai dubbi e alle difficoltà che una persona può avere riguardo al proprio corpo e al cibo. A volte la cura passa anche attraverso il semplice gesto di ascoltare, senza fretta di risolvere tutto, ma dando il tempo e lo spazio necessari per che la persona possa trovare il proprio equilibrio.


Risorse per te

Se senti che questo tema ti tocca e vuoi approfondire come costruire uno spazio sicuro per lavorare con cibo e corpo, ti invito a scaricare questa guida gratuita sul primo incontro. È una risorsa pensata per aiutarti a creare un ambiente accogliente, dove la persona possa sentirsi veramente ascoltata e rispettata fin dal primo momento.

Inoltre, se desideri crescere ulteriormente nella tua pratica professionale, ti invito a scoprire le masterclass formative "Una stanza tutta per sé". In queste sessioni, avrai l’opportunità di esplorare strumenti pratici ed empatici per lavorare con maggiore consapevolezza e inclusività, creando un ambiente sicuro per chi si rivolge a te.

Ricorda, la relazione che costruisci è la chiave della cura. Prenditi il tempo di ascoltare, senza fretta e senza giudizio. Ogni persona ha una storia che merita di essere accolta con rispetto e gentilezza.

Giada Fierabracci - Dietista non prescrittiva

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Sono Giada Fierabracci, dietista non prescrittiva con due anime: una da scienziata e una più umanistica. Nel lavoro queste due metà si intrecciano per ricostruire insieme il rapporto con il cibo e il corpo, libero dalle pressioni del mondo. Da qualche anno lavoro come libera professionista, per lo più online, con al fianco la mia assistente a quattro zampe Ellie

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