Come capire se il proprio rapporto con il cibo è complicato?

Ci sono così tanti gesti legati al cibo che sono ormai visti come normali, dal resistere alla fame al contare ogni caloria, che come si può riuscire a capire quando il proprio rapporto con il cibo diventa complicato?

Cerchiamo di farlo insieme in questo articolo, con esempi quotidiani, così che possa essere una guida per te nell’osservare il tuo rapporto con il cibo. E capire se ti fa stare bene o se nel tempo si è complicato un po’.

Tutto questo ormai sembra normale per noi

Qualche giorno fa dal parrucchiere ho sentito questa conversione:

A.“Mi sa che finirò per mollare anche questa volta con la dieta, non ce la faccio”
B.”No dai, ma cosa non sta andando? Che c’è di sicuro una soluzione”
A.“Ho fame, soprattutto la sera. E finisco per mangiucchiare appena torno a casa dal lavoro. E poi è così uno stress: pensa al menù della settimana, compra tutto, cucina. E se poi non c’è la frutta, e se finisce la verdura, e cucina mille cose diverse per me e i bimbi… alla fine non faccio altro che pensare al cibo”
B.”Eh lo so… Ma questo ci sta, anche per me è così. È che dobbiamo abituarci e resistere un po’. Un po’ di sacrificio è normale. Pensa ai risultati…”

Mentre sentivo queste parole, mi sono trovata a pensare come ormai sia normale per tuttə noi vedere il cibo come fatica, sacrificio, fame, rinuncia, stress… È qualcosa che è entrato così tanto a far parte delle nostre giornate da diventare per noi il “rapporto normale” (forse l’unico che riusciamo ad immaginare?) con il cibo.

Ma perché è così?

Hai mai sentito parlare di cultura o mentalità della dieta?

La cultura della dieta è un insieme di valori e filtri attraverso cui guardiamo il mondo e che riguarda lo stile di vita, dall’alimentazione al movimento alla forma del corpo. Il cuore della cultura della dieta è che tutte le scelte legate allo stile di vita sono divise in giuste/sane e quindi più meritevoli, e sbagliate/non sane e quindi più manchevoli.

Alcuni esempi di cultura della dieta vissuti ogni giorno sono:

  • Nell’alimentazione, la verdura è sana e i dolci non sono sani. Quindi se scelgo delle carote a merenda invece che dei biscotti, la mia scelta è migliore (e io in qualche modo sono più bravə, di valore).
  • Nella forma del corpo, un corpo magro è più sano e un corpo grasso è meno sano. Quindi se io ho un corpo magro, vuol dire che sono più in salute, ho uno stile di vita migliore e quindi sono una persona più brava, determinata, di valore.

I punti chiave su cui vorrei soffermarmi con te, che riguardano la cultura della dieta e influenzano (spesso inconsapevolmente) il tuo vivere il cibo e il corpo, sono:

  1. Certe scelte sono sane/giuste sempre, e così altre sono sempre non sane/sbagliate. Al di là della realtà personale, dei propri bisogni, della situazione… io sentirò sempre che mangiare della frutta è più giusto che mangiare dei biscotti.
  2. A queste scelte si lega il valore personale. Mi sento così più bravə, in salute, determinatə, leggerə, meritevole… se le scelte del mio stile di vita sono quanto più possibile in linea con quelle “giuste” per la cultura della dieta. E quando così non va, sento spesso il senso di colpa e il bisogno di rimediare, tornare in riga.

Tutto questo va oltre il solo cibo e si lega anche alla forma del corpo. In base al mio peso, quindi, io mi sentirò una persona diversa. In un modo che va oltre la sola salute e si lega a come mi vedo, mi penso, mi vivo

Perché è importante conoscere tutto questo?

Perché la tua idea di un rapporto “normale” con il cibo nasce da qui, proprio perché riunisce tutto ciò che è normalizzato e incentivato dalla cultura della dieta:

  • sgranocchiare le verdure quando si ha fame, per sopportarla
  • resistere alla fame per poter avere un corpo più magro (quasi) ad ogni costo
  • sentirsi in colpa per aver mangiato del gelato dopo pranzo, soprattutto se si è già saziə

In poche parole, è normale vivere il cibo con un po’ di sacrificio, forza di volontà, stress.

Ma, se togliamo questi filtri con cui siamo cresciutə, proprio come fossero degli occhiali, come può essere un rapporto spontaneo e intuitivo con il cibo?

Il rapporto con il cibo è spontaneo e intuitivo quando va incontro ai nostri bisogni del momento, con il minor stress possibile. Senza regole imposte, sensi di colpa e giusto/sbagliato. Unendo l’ascolto dei segnali del corpo, alle nostre conoscenze in modo unico e del tutto personale.

Capiamolo meglio con un esempio pratico.

Immagina di uscire dal lavoro in tardo pomeriggio, passare davanti alla pasticceria e sentire profumo di dolci appena sfornati. Dopo l’intera giornata fuori casa tra riunioni e imprevisti, lo stomaco brontola subito. Questo segnale del corpo, che riconosci e ascolti, può voler dire che hai fame. Ora si attiva la mente, per aiutarti nello scegliere cosa può farti stare meglio:

  • Tra quanto cenerò? Con questa fame, arriverei alla cena con serenità? E se invece mangio adesso, mi godrò comunque la cena
  • Preferisco mangiare qualcosa adesso e mettere “in secondo piano” la cena? Oppure posso fare una scelta che diminuisca la fame e che mi permetta anche di godermi la cena?
  • E se io fossi vegana, avranno qualcosa di adatto a me?
  • E se io fossi celiaca, avranno qualcosa senza glutine?
  • E se io ho una forma di diabete, ci sono attenzioni (es. abbinare la briosche ad altri alimenti) che possono aiutare nella gestione delle glicemie? Se sì, preferisco seguirle o meno?

E alla fine faccio la mia scelta, qualsiasi essa sia, che rispetta i miei bisogni, le mie risorse del momento e le mie preferenze. Senza alcun giudizio o senso di colpa.

In conclusione, cosa può aiutare a capire se il proprio rapporto con il cibo sta diventando complicato?

Il rapporto con il cibo inizia ad essere complicato quando diventa uno stress, un pensiero, qualcosa di cui preoccuparsi. Dove si sentono delle regole (più o meno visibili) da dover seguire, in cui c’è un senso di giusto e sbagliato. E da cui nascono senso di colpa e giudizi verso se stessə.

Alcuni esempi nella quotidianità di un rapporto con il cibo più complicato sono:

  • non riuscire a fare a meno di bilance e grammi
  • rimanere con la fame a fine pasto pur di rispettare le porzioni
  • evitare alcuni alimenti, o limitarli al massimo, perché non sani, troppo calorici, con troppi zuccheri o troppo lavorati
  • avere spesso la sensazione di voglie forti a cui dover resistere
  • alternare momenti vissuti come salutari a momenti di caos nella propria alimentazione
  • sentirsi in colpa in base a cosa o quanto si è mangiato, spesso cercando poi un modo per rimediare (domani evito di…, vado a camminare per…)

Se il rapporto con il cibo diventa complicato, si può lavorare per ritrovare la sua spontaneità.

Prima si impara a riconoscere il filtro della cultura della dieta per uscire dal “giusto/sbagliato e senso di colpa” per spostare lo sguardo su cosa fa stare bene noi, con libertà. Si ri-allenano i segnali del corpo (fame, sazietà, fame legata alle emozioni...). Ed infine si lavora sull’educazione nutrizionale, perché il cibo sia anche supporto e nutrimento nelle giornate, ma in modo neutro, personale e senza regole da seguire a priori.

Spero che questa lettura sia stata un aiuto nell’iniziare a guardare con occhi diversi il tuo rapporto con il cibo, allontanandosi dagli standard e avvicinandosi al tuo stare bene.

Giada Fierabracci - Dietista non prescrittiva

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Sono Giada Fierabracci, dietista non prescrittiva con due anime: una da scienziata e una più umanistica. Nel lavoro queste due metà si intrecciano per ricostruire insieme il rapporto con il cibo e il corpo, libero dalle pressioni del mondo. Da qualche anno lavoro come libera professionista, per lo più online, con al fianco la mia assistente a quattro zampe Ellie

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