Cibo e pasti con la famiglia, nelle feste e nelle occasioni speciali

famiglia

Hai presente i pasti in famiglia? Quei pasti un po’ eccezionali perché magari non abiti più con la tua famiglia di origine: magari sei andata all'università, oppure abiti per conto tuo.

Ecco, le pazienti nello spazio di cura raccontano spesso di vivere una sorta di intensità associata al momento del pasto in famiglia e questo è comprensibile perché si attivano tutta una serie di emozioni particolari.

C'è anche una complessità di situazione, perché stare in relazione con la famiglia di origine non è mai qualcosa di scontato. C'è anche molto più rumore a livello di sensazioni, di emozioni, di cose che si muovono dentro di noi. Ma anche rumore esterno, perché c'è più socialità, si parla, ci si muove, si decide in più persone. Si crea quindi un sottofondo che rende più difficile ascoltarsi e rimanere radicati, nel cibo.

Prima di entrare nel cuore di questo momento insieme, una premessa: il cibo non deve essere il protagonista dei momenti con la tua famiglia, oggi.

Ogni momento della vita è unico.

Quindi se oggi senti che il cibo può essere parte della tua esperienza con la famiglia in maniera serena, ok. Se hai il desiderio che lo diventi, ci sono tutte le possibilità piano piano per avvicinarsi a una tua forma di serenità col cibo.

Ma ad oggi il tuo rapporto con il cibo, il tuo rapporto con la famiglia va bene così. I momenti con la famiglia sono fatti di un'infinità di cose. Il cibo può essere qualcosa di secondario, di sottofondo. Non deve necessariamente essere il protagonista oggi, senza che questo ti faccia sentire in qualche modo manchevole, in difetto, non abbastanza.

Tornando al tema di oggi, perché qualcosa cambia nel tuo vivere il cibo quando sei in famiglia?

I perché sono tanti, ovviamente, ma ce ne sono alcuni che risuonano molto spesso e che può esserti aiuto fin da subito conoscere.

Il primo riguarda le narrazioni del mondo che facciamo nostre su cibo e corpo, ossia la cultura della dieta e la grassofobia.

In breve (ne abbiamo già parlato molto in altri spazi), la cultura della dieta è quella narrazione del mondo che ci racconta il cibo come diviso in giusto e sbagliato, sano e non sano. La grassofobia invece è letteralmente la paura del grasso, cioè quella narrazione del mondo che ci porta ad avere un timore profondo di vivere in un corpo grasso. E questo fa nascere tutta una serie poi di emozioni, di sensazioni, di pensieri, di preconcetti, di pregiudizi che associamo all'essere grassi: essere meno in salute, essere meno belle, essere meno di valore, essere meno determinati, essere golosi, essere pigri...

Ecco, queste due narrazioni del mondo che tutti noi abbiamo interiorizzato e fatto nostre in maniera più o meno grande, si attivano tanto nel momento in cui ti trovi a vivere il cibo nella famiglia. Il primo motivo per cui questo accade è il valore del giudizio dell'altro.

Crescendo con quest'idea che le mie scelte nel cibo e la mia forma del corpo siano continuamente valutate e giudicate dall'esterno, nel momento in cui io rientro in contatto con la mia famiglia si attivano pensieri come “Mi vedrà diversa?” “Vedrà che il mio corpo è cambiato?” “Cosa penserà di quanto cosa mangio?”.

L'altro perché invece riguarda il valore sociale del cibo.

Il cibo viene associato ad un valore nutrizionale (energia e nutrienti), mentre tutto quello che legato al piacere, alle emozioni, alla socialità è visto come un'eccezione da controllare. E nel momento in cui siamo nei pasti in famiglia, dove questi aspetti del cibo escono di più, potremmo sentirci in colpa, sentire di star facendo delle scelte sbagliate.

Il secondo pezzetto che ci tengo a condividere con te oggi, dopo le storie del mondo, è invece quello che chiamiamo l'eredità familiare nel cibo.

Ogni famiglia ha un proprio modo di vivere il cibo e il corpo.

Ci sono famiglie in cui nessuno è mai stato a dieta, in cui non si è mai commentato il cibo o il corpo altrui, e viceversa. Nel momento in cui noi ci allontaniamo dalla famiglia di origine e andiamo a vivere da sole, ci diamo la possibilità di creare un modo di vivere il cibo che sia più vicino a noi, ai nostri bisogni e valori. A quello che ci fa stare bene, ma anche chi ci rappresenta come persone.

E prendiamo le distanze da alcuni aspetti della famiglia di origine che non ci rispecchiano.

Nel momento in cui, invece, noi torniamo in questo contesto come nei pasti domenicali, ci ritroviamo faccia a faccia con tutte quelle modalità da cui abbiamo deciso di allontanarci e che però in qualche modo ci sono familiari, quindi sono particolarmente attivanti per noi.

Provare ad esplorare quali sono le tue eredità familiari nel cibo, quindi com'è il modo di vivere il cibo che ha la tua famiglia di origine e quali parti di questo modo di vivere il cibo hai deciso di tenere con te e quali invece hai deciso di lasciar andare, è un passo importante e di grande aiuto. Perché sono sensazioni che potranno attivarsi in questi pasti speciali, spesso in modo inconsapevole, e trascinarci via. Ad esempio, molti pazienti decidono di lavorare sul sentirsi in colpa se non finiscono il piatto perché sentono che vogliono avere la libertà di scegliere seppur è un'eredità familiare che si portano dietro.


Eccoci alla fine di questo momento, ho racchiuso tutto quello che volevo condividerti.

Riprendendo un'immagine della mindfulness, è come se queste storie fatte nostre muovessero le acque di un lago alzando la sabbia sul fondale e rendendo l'acqua torbida. Quindi io faccio fatica a sentire i miei bisogni, a scegliere nel cibo, a rimanere nel momento presente, a godermi il pasto, perché diventa tutto molto difficile da distinguere. Ecco anche perché la mindfulness applicata al cibo può essere uno strumento nello spazio di cura o di esplorazione personale sul cibo molto utile se si vivono queste sensazioni. Se, per esempio, si fa fatica ad essere presenti nel cibo.

Io spero che questo momento insieme ti sia di aiuto per iniziare a prendere consapevolezza, capire i perché che si muovono ed incominciare a riscriverli. Se desideri andare più a fondo perché senti che questi temi ti risuonano, la newsletter è lo spazio migliore, Oppure possiamo lavorarci insieme nello spazio di cura, io ci sono.

Giada Fierabracci - Dietista non prescrittiva

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Sono Giada Fierabracci, dietista non prescrittiva con due anime: una da scienziata e una più umanistica. Nel lavoro queste due metà si intrecciano per ricostruire insieme il rapporto con il cibo e il corpo, libero dalle pressioni del mondo. Da qualche anno lavoro come libera professionista, per lo più online, con al fianco la mia assistente a quattro zampe Ellie

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