Autosabotaggio nel rapporto con il cibo: imparare a leggere questo segnale

autosabotaggio

Di recente durante il primo incontro con una paziente è nato il pensiero “Non capisco perché continuo ad autosabotarmi quando si parla di cibo. Eppure sarebbe per il mio bene…”. Il pensiero dell’autosabotaggio è qualcosa che ritorna spesso e che, in base a come viene vissuto, può davvero essere un ostacolo nel trovare il proprio equilibrio.

Ecco perché ho pensato di parlarne insieme per capire come nasce e come può essere ascoltato per diventare un aiuto nel nostro percorso.

Prima di iniziare, cosa è l’autosabotaggio?

L’autosabotaggio può essere visto come tutto quell'insieme di azioni e scelte che mettiamo in atto più o meno consapevolmente, e che ci ostacolano dal raggiungere ciò che vorremmo.

In un percorso nutrizionale e di benessere alcuni esempi possono essere il procrastinare - ossia il rimandare continuamente - lo sport. Oppure il rincorrere la perfezione prima di iniziare il percorso, o durante il percorso stesso.

Come spesso viene vissuto l'autosabotaggio

Di solito, ed è il motivo per cui ci ho tenuto così tanto a parlarne insieme, l’autosabotaggio viene vissuto come una propria debolezza. Si ha la sensazione che nasca dal non essere forti, determinatə o decisə abbastanza. O ancora, dal fatto di non volere davvero ciò che si cerca di raggiungere.

In realtà questi comportamenti, un po’ come ogni nostro pensiero e gesto, hanno un’origine molto più profonda e più importante.

Se sembra ostacolarci, allora perché nasce?

Il nostro corpo, sia fisicamente che mentalmente, ha come obiettivo più grande quello di proteggerci. E so che in certi casi questo è davvero lontano da ciò che sentiamo di vivere. Eppure è proprio così.

Riguardo alla sfera del cibo vediamone insieme un esempio: la risposta del corpo ad una dieta controllata.

La restrizione dietetica, più o meno grande, viene vissuta dall’organismo come un segnale di allarme. In risposta il corpo, per proteggerci, attiva una serie di risposte per aumentare il consumo di cibo. Ad esempio rafforza l’effetto degli ormoni legati alla fame e i pensieri riguardo al cibo.

Noi viviamo tutte queste sensazioni, di cui abbiamo parlato con più cura in questo articolo dedicato al dieting, come un ostacolo dal riuscire a raggiungere il peso che desideriamo. Ma in realtà sono un modo per tenerci al sicuro e allineatə ai nostri bisogni psico-fisici, che non tengono di conto di concetti come la bellezza.

Premesso che quindi ogni risposta del corpo ha uno scopo protettivo, alcune di esse sono davvero efficaci nel raggiungere questo fine e tenerci al sicuro, ma altre invece risultano non essere funzionali. E diventano per noi una gabbia o un sentire di metterci i bastoni tra le ruote da solə.

E questo è il caso di tutti i meccanismi autosabotanti.

In conclusione, come ascoltarlo perché ci sia d’aiuto

Avendo capito che gli autosabotaggi non sono una nostra mancanza o debolezza, di fronte ad essi può essere davvero d’aiuto mettere da parte il giudizio (che è naturale nasca) e chiedersi:

Da cosa mi sta proteggendo? Cosa c’è sotto?

In questo modo raggiungiamo due risultati importanti:

  • evitiamo di focalizzarci sull’autosabotaggio stesso facendo di tutto per spegnerlo, cosa che spesso crea un circolo vizioso in quanto la vera origine di questa risposta resta ad alimentarla, generando senso di frustrazione e affaticamento
  • portiamo l’attenzione a ciò che c’è sotto, al nodo vero, che può essere un pensiero, un’emozione, un timore, una convinzione, un’abitudine… e che è il punto da cui può iniziare un lavoro davvero profondo e focalizzato sul proprio benessere psico-fisico

Fare questo cambio di prospettiva non è facile, richiede tempo e gentilezza.

Ho quindi pensato di condividere alcuni dei nodi che più spesso si nascondo dietro un autosabotaggio legato a cibo e movimento nel lavoro con ə pazienti. Ricordati sempre però che ogni persona è unica, e soprattutto complessa, quindi questi punti sono solo un’ispirazione e un aiuto in più.

Sensazione di tutto-o-nulla nel percorso nutrizionale

Hai presente quei momenti in cui pensi “ok ho mangiato oltre la sazietà, ho mangiato quel dolce allora ho rovinato tutto, tanto vale che…”? Oppure quando, dopo un po’ dal termine di un percorso di benessere, alcuni nodi su cui hai già lavorato si formano di nuovo e hai la percezione che allora non sia servito a nulla? Ecco, questi ne sono alcuni esempi.

Alcuni pensieri, timori e bisogni da cui spesso nascono sono:

  • La convinzione che la “normalità” sia quella di riuscire a regolare la propria alimentazione secondo pasti stabiliti. Tanto che questa modalità “autosabotante” è spesso vissuta da chi ha fatto molte diete.In realtà l’aderenza ad un piano dietetico nel lungo termine, quindi per più di un anno circa, è molto bassa. Attraverso questo autosabotaggio, il corpo potrebbe quindi star comunicando il bisogno di lasciar andare un po’ di controllo e ritrovare più di libertà e ascolto nel rapporto con il cibo.
  • Il timore che che ogni pasto, o quasi, abbia un effetto importante sulla salute e sulla forma del corpo. Pensiero che porta a vivere come un fallimento ogni scelta sentita (e raccontata dal mondo) come sbagliata.Anche in questo caso in realtà, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, alimentazione e movimento compongono meno del 15% della salute della persona. E così anche per il peso corporeo, che nel lungo termine è determinato soprattutto da genetica e da circostanze socio-economiche di vita, più che dalle proprie abitudini.

Allenare una visione più completa, complessa e personale della salute aiuta a superare questa sensazione di tutto-o-nulla.

Procrastinare il movimento

Rimandare lo sport, anche per mesi e mesi, è qualcosa che abbiamo vissuto un po’ tuttə sentendo spesso il senso di colpa che questo porta con sé. Anche dietro a questa procrastinazione vissuta come autosabotaggio, ci sono sempre dei perché più profondi.

Eccone alcuni dei più frequenti, che possono esserti d’aiuto e riflessione:

  • L’iper-attenzione allo sport, che negli ultimi anni ha assunto un valore molto grande. Portando con sé la sensazione che una persona che pratica sport con costanza, un po’ come nella magrezza, sia più determinata, sicura, efficace, in salute… Dopo anni e anni con il pensiero di dover migliorare nel movimento, si può raggiungere una sorta di rifiuto per questa sfera. Che quindi ha bisogno di tempo, libertà, ascolto e graduale riscoperta.
  • L’idea del tipo di movimento giusto, legato spesso a quello con maggior consumo di calorie e più adatto al dimagrimento. Che porta a vivere sempre di più lo sport come un mezzo per raggiungere una certa forma del corpo. E sempre meno come una sfera della vita da esplorare e scoprire, provando stimoli diversi. Un po’ come invece facciamo spontaneamente con molti altri hobby e attività.
  • La mancanza di energie e il bisogno di riposo, sempre più grandi nelle vite frenetiche di oggi. Il sovraccarico fisico e mentale è uno degli aspetti meno percepiti, soprattutto dalle donne, che hanno la sensazione di non fare mai abbastanza.
  • Il non allineamento con le proprie priorità, che in quel momento della vita possono essere orientate per scelta o necessità ad altre sfere della vita. Famiglia, lavoro, amicizie, riposo, studio… Portando a mettere naturalmente in secondo piano qualcosa, come in alcuni casi il movimento.

Io spero che queste riflessioni siano d’aiuto per rivalutare alcuni tuoi pensieri e gesti, alleggerire l’auto-giudizio e imparare ad ascoltare il bisogno che vi si nasconde sotto.

Giada Fierabracci - Dietista non prescrittiva

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Sono Giada Fierabracci, dietista non prescrittiva con due anime: una da scienziata e una più umanistica. Nel lavoro queste due metà si intrecciano per ricostruire insieme il rapporto con il cibo e il corpo, libero dalle pressioni del mondo. Da qualche anno lavoro come libera professionista, per lo più online, con al fianco la mia assistente a quattro zampe Ellie

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