Quando ero piccola c’era un libro che passavo le ore a sfogliare. Parlava di una principessa in un mondo magico e aveva delle immagini così belle da far sognare.
La storia iniziava così “C’era un regno magico, dove viveva una principessa. I suoi occhi erano blu come il mare, il sorriso leggero come il cielo, i capelli dorati come il sole.”
Che sia la Sirenetta, Cenerentola, Biancaneve, la propria attrice preferita o quel libro ormai dimenticato su una mensola, tuttə abbiamo dentro di noi le storie del mondo: quelle che parlano di corpo, bellezza, femminilità.
Nel tempo si sono sommate, intrecciate, sono uscite dalla favole per arrivare nel mondo reale, quello di tutti i giorni. Hanno incominciato a parlare di nostra madre, della nostra amica, di quella collega, di noi stessə.
Sono filtri attraverso cui abbiamo imparato a osservare il corpo nostro e altrui: li sentiamo nel mondo attorno e ce li portiamo addosso. Sono narrazioni che riguardano la morale, il valore che ci diamo, il peso del nostro corpo.
E solo prendendo consapevolezza di queste storie, leggendole, riscrivendole, possiamo tornare a raccontare e vivere il corpo in modo più consapevole, sicuro, libero. Nei nostri spazi personali e professionali.
La storica, ricercatrice e archeologa francese Marylène Patou-Mathis nel suo libro “La preistoria è donna” rilegge il periodo preistorico, da sempre raccontato come un mondo maschile, con una nuova lente: le donne erano il cuore della società.
E’ infatti già dalla preistoria, grazie ai ritrovamenti archeologici e alle tante pitture rupestri, che inizia ad essere raccontata la storia del corpo femminile.
All’inizio legata alla vita, alla maternità e alla cura. Con un significato sociale, ma senza alcun valore o giudizio. Poi, con il passare dei secoli, il corpo femminile ha assunto uno sguardo morale sempre più forte: bellezza come segno di gentilezza, purezza, castità, ma anche tentazione, sensualità, manipolazione.
Quella che tuttə noi portiamo dentro oggi, sul corpo femminile, è quindi una storia lunga millenni. Arriva a noi in modo invisibile ma diventa filtro attraverso cui guardiamo, viviamo, pensiamo e giudichiamo il corpo, nostro e altrui: come è opportuno vestirsi? Cosa significa essere bellə, e quanto è importante? Come dovrebbe presentarsi una madre? E una professionista in azienda?
Il corpo entra in ogni sfera della nostra vita, dal cibo alle relazioni fino al lavoro, e in ognuna di esse porta con sé una certa idea di giusto-sbagliato. Una serie di storie del mondo, appunto.
Quelle da cui vorrei partire oggi, per mettere le radici insieme, sono quelle che più portiamo dentro e che più influenzano la vita quotidiana: l’ideale di bellezza e la grassofobia.
“Lo scetticismo dell'epoca moderna svanisce come per incanto quando si ha a che fare con la bellezza femminile. Ora più che mai essa viene descritta non come fosse una creazione di esseri mortali, [...] ma come se ci fosse un'autorità divina che emana delle disposizioni imperiture che stabiliscono ciò che rende una donna piacevole a vedersi.” Naomi Wolf, Il mito della bellezza
L'ideale di bellezza riflette le norme, le aspettative e i valori estetici sul corpo, soprattutto femminile, di una determinata società o cultura. L'ideale di bellezza sociale rappresenta una sorta di modello o standard di ciò che è considerato desiderabile all'interno di una comunità.
Questo ideale è influenzato da fattori come la storia, la religione, i media... e quindi può cambiare da cultura a cultura, nel tempo: ciò che una società considera bello potrebbe essere molto diverso da ciò che è considerato bello in un altro periodo storico o in un'altra parte del mondo. Puoi ben intuirlo pensando agli ideali di bellezza femminili che si sono alternati nell’ultimo secolo: dalle donne-sirena alle pin up fino alle waif (letteralmente “creature gracili”).
Il cuore dell’ideale di bellezza, quello che vorrei condividere qui, non è tanto quale esso sia quanto piuttosto il suo valore: la bellezza diventa portatrice di valori umani più profondi. Una donna bella diventa - un po’ come le principesse delle favole - la persona buona, gentile, amabile, desiderata… felice.
La bellezza diventa così un aspetto sognato, desiderato, rincorso da tuttə noi in modo più o meno consapevole: in fondo, chi non desidera essere accettatə, amatə, essere abbastanza?
"La grassofobia è una manifestazione di pregiudizio basato sul peso, un pregiudizio che ha un impatto tangibile sulla salute e sul benessere delle persone grasse." - Lindo Bacon
"La grassofobia è il risultato di un sistema che valorizza i corpi magri e promuove l'idea che il valore di una persona sia direttamente proporzionale al suo peso." - Ragen Chastain
Immagina per un momento le principesse che hanno riempito la tua infanzia, i film che più ami, le immagini che scorrono sulle bacheche dei tuoi social: quanti raffigurano corpi grassi o molto grassi?
La grassofobia è un concetto, anzi un filtro che indossiamo, molto difficile da spiegare. Non tanto per il suo significato, quanto per il fatto che è così normalizzato e intrecciato alle nostre vite da essere ormai invisibile.
Per questo, prendere consapevolezza di questo filtro richiede apertura mentale e di abbassare per un po’ le resistenze personali che è naturale possano attivarsi.
Tornando al suo significato, la grassofobia porta avanti l’idea che i corpi meritano un rispetto diverso in base alla loro forma: i corpi magri sono più meritevoli dei corpi grassi. O meglio, le persone magre sono più meritevoli delle persone grasse.
Partendo da qui, nel tempo sono nati e cresciuti una serie di stereotipi sui corpi grassi: stereotipi legati alla forza di volontà, ai valori umani, al livello di salute e cura personale, alla determinazione. Stereotipi che hanno portato al nascere di discriminazioni, ossia comportamenti diversi spesso inconsapevoli di fronte ad un corpo magro o ad uno grasso.
Ed ecco che le principesse diventano tutte magre e bellissime, mentre le cattive delle favole sono spesso brutte e grasse (basti pensare ad Ursula della Sirenetta).

Vuoi iniziare a riscrivere le storie sul corpo che ti porti dentro?
A questo è dedicata questa la masterclass gratuita ,“Bellezza femminile: riscrivi le storie, libera il corpo”.
Partendo da quattro romanzi molto diversi ripercorriamo la storia del corpo femminile, i significati che ha assunto nel tempo. Imparerai ad andare oltre, a leggere tra le righe, a prendere consapevolezza dei filtri tuoi e altrui.
Perché solo prendendo consapevolezza profonda delle storie sul corpo, la bellezza, la femminilità che ci portiamo dentro possiamo vivere (e aiutare a vivere) il corpo in modo più consapevole. E rendere così il tuo spazio professionale, e il mondo, più sicuro e libero.
Perché dedicare così tanto tempo, attenzione, cura a leggere e riscrivere le storie che ci portiamo dentro sul corpo?
La risposta è tanto semplice quanto centrale: queste storie escono dalle pagine che le raccontano ed entrano nella quotidianità, influenzando in modo profondo le nostre vite.
Perché tu abbia una cornice di realtà, questi sono alcuni dati al riguardo:
E questo inizia fin da giovani:
Da dove nasce tutto questo?
La risposta è complessa e non può essere racchiusa in poche righe. Uno dei temi che ritornano sono però i media, le rappresentazioni e le immagini che ci circondano.
Questo apre lo sguardo a come tuttə noi possiamo fare la differenza nel modo di vivere il corpo, nostro e altrui: attraverso le fotografie che condividiamo e ammiriamo, i testi che scriviamo, le parole che usiamo, attraverso la sfera personale e quella professionale.
Solo prendendo consapevolezza profonda delle storie sul corpo, la bellezza, la femminilità che ci portiamo dentro possiamo vivere (e aiutare a vivere) il corpo in modo più consapevole, sicuro, libero.
In base a dove siamo oggi, alle nostre risorse e ciò che più ci risuona, possiamo iniziare a coltivare questa sfera in modi diversi. E una parte del lavoro insieme è dedicata proprio ad entrare in profondità nelle storie che ci portiamo dentro su corpo e bellezza, soprattutto nel femminile.
Partendo dalla mia esperienza, personale e professionale, alcune delle strade principali sono:
Immaginare di lavorare su un tema così complesso come la narrazione del corpo può essere difficile, soprattutto da un punto di vista pratico: come si fa?
Le risposte sono infinite: c’è chi usa strumenti di cura, chi l’arte, chi la fotografia, chi la lettura. E c’è chi lo fa con uno sguardo più mindful, chi con uno sguardo più sociale e forte, chi in condivisione e chi in intimità.
Qui ti racconto alcuni degli strumenti che più uso, insieme, nei percorsi dedicati al corpo. Sono quelli che ho più studiato, sperimentato, che più conosco e di cui posso parlarti al meglio.
Un punto di partenza prezioso è comprendere la storia del corpo, soprattutto quello femminile. Dalla preistoria all’epoca romana, dal Medioevo fino ad oggi. In Occidente così come in Oriente.
Conoscere la storia aiuta a comprendere meglio ciò che viviamo oggi: da dove nasce, perché, come si è evoluto nel tempo. Permette di mettere in prospettiva, prendere le distanze, guardare con più consapevolezza e complessità.
La condivisione e lo scambio verbale sono uno strumento di lavoro importante: rimanendo dentro di noi, possiamo conoscere solo le nostre storie e ripeterle all’infinito.
Il tema del corpo è però delicato, intimo, controverso. Per questo, è d’aiuto discuterne in uno spazio sicuro dove unə professionista possa guidare il dialogo perché sia produttivo, di crescita e consapevolezza, invece che giudicante.
Perché ci porti a conoscere e conoscerci, anziché chiuderci a riccio.
Questo, come puoi aver intuito, è uno dei miei strumenti preferiti.
I libri, dai romanzi che in apparenza non hanno nessun legame con il corpo ai veri e propri saggi sul tema, possono essere una via per:
Il corpo è raccontato tanto nero-su-bianco quanto attraverso fotografie, quadri, sculture.
Per questo, esplorare l’arte e le immagini è uno strumento di lavoro molto prezioso nel tema del corpo e della bellezza. Può essere fatto in mille modi:
Infine, tra quelli che vediamo oggi, uno strumento di lavoro prezioso è quello che porta a “creare”: solo così possiamo portare fuori quello che sentiamo, viviamo, pensiamo dentro. Anche sul corpo, la bellezza, la femminilità.
E nel portare fuori, facciamo un processo di astrazione e diamo una forma più definita, concreta: selezioniamo, mettiamo a fuoco, proviamo a descrivere.
Questo può essere fatto scrivendo stile journaling, utilizzando la scrittura per creare storie, costruendo collage e boards, utilizzando l’intelligenza artificiale, sfruttando la pittura. Anche in questo caso, quello che ne nasce è solo un punto d’inizio per andare più in profondità in un lavoro attivo, grazie all’aiuto dellə professionista.

Vuoi coltivare insieme il tuo mondo professionale?
Per migliorare il tuo lavoro: renderlo più profondo, più sicuro per ǝ clienti. Più vicino ai tuoi valori, a ciò che ti risuona e ti fa stare bene E ancor di più per contribuire, attraverso di esso, a riscrivere le storie del mondo.
In questo spazio trovi aiuti pensati per a te che:
Una newsletter da leggere con un tè caldo, al risveglio o alla fine della giornata.
Un piccolo spazio di pausa, dove trovare insieme sguardi e strumenti nuovi sul cibo, sul corpo, sulla cura. Storie, riflessioni, conoscenze per vivere con più consapevolezza, sicurezza e libertà il proprio spazio di cura.
Hillman dice: "Le parole sono come cuscini: quando sono disposte nel modo giusto alleviano il dolore." Questa newsletter è uno spazio lento, presente e profondo, per costruire una pratica professionale più libera e allineata ai tuoi valori.
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Sono Giada, dietista non prescrittiva con due anime: una da scienziata e una più umanistica. Nel lavoro queste due metà si intrecciano per ricostruire insieme il rapporto con il cibo e il corpo, libero dalle pressioni del mondo.