Perdite di controllo: capirle, capirsi, pendersi cura

perdite di controllo

Oggi parliamo di perdite di controllo nel cibo, un tema che mi sta molto a cuore e che torna spesso nello spazio di cura. Come riconoscerle? Che bisogni possono racchiudere? Quali attenzioni e passi terapeutici possono aiutare?

Una cosa, come dietista, che ho imparato nel tempo è: ogni persona ha un’idea e un’esperienza diversa di cosa è una perdita di controllo nel cibo. E di questo, ne abbiamo parlato con cura davanti ad un tea caldo nella puntata del podcast “Un tea insieme. Parole su cibo e corpo.”.

Ci tengo però a dirti che ciascuna sfumatura, ciascuna forma di perdita di controllo è valida. Riconoscere una sfumatura da un’altra può essere d’aiuto per la figura professionale così da capire quali strumenti terapeutici mettere in atto, ma al di là di questo esse hanno tutte lo stesso valore. Perché l’unico aspetto importante è che la persona sente del disagio, del turbamento, e quindi il desiderio di entrare dentro queste dinamiche per alleggerirle.

Dedichiamoci adesso a conoscere queste sensazioni: capire da dove possono nascere le perdite di controllo, che bisogni raccontano e come prendersene cura.

 

1# Le perdite di controllo non si silenziano, ma si ascoltano

Quello che succede molto spesso (non è un errore personale) è di cercare di controllarsi quando si vivono perdite di controllo. Per ridurre gli eccessi e, in qualche modo, rimediare a quei momenti. Questo è ciò che impariamo a fare dal mondo e dalla cultura della dieta.

Ecco perché è prezioso ricordare che il nostro corpo, la nostra mente, il nostro cuore non possono comunicare con noi a parole. L’unico modo per farci capire che ci sono dei bisogni è attraverso delle manifestazioni, quelli che spesso vengono chiamati sintomi o segni. Può essere un mal di testa, uno sbadiglio, un mal di stomaco… o delle perdite di controllo nel cibo.

Quindi il primo punto che vorrei condividere oggi è proprio questo: fare un cambio di sguardo, passare dal come posso controllare quei momenti al “Che bisogni ci sono dietro?”.

Perché la chiave è proprio qui, cioè capire che i bisogni racchiudono per poi prendersene cura e nutrirli.

 

2# Di solito si intrecciano più bisogni del corpo, della mente e del cuore

Da quali bisogni possono nascere le perdite di controllo?

Le perdite di controllo possono nascere da qualsiasi tipo di bisogno. E questo è il motivo per cui diventa molto difficile aiutare nelle perdite di controllo fuori da uno spazio di cura, perché i bisogni che si racchiudono nelle perdite di controllo possono essere completamente diversi da paziente a paziente.

In generale, dietro alle perdite di controllo possono esserci bisogni fisici, ad esempio un passato molto prolungato di diete o di controllo nel cibo, una restrizione, il trattenersi nel corso della giornata per paura di esagerare, per rispettare un piano dietetico o perché magari siamo presi dal lavoro. Un altro bisogno fisico spesso presente nelle perdite di controllo è l’evitamento di alcuni alimenti, a causa delle regole e dei timori che facciamo nostri dalla cultura della dieta, oppure delle dinamiche di fluttuazione ormonale, stanchezza, stress…

Ci possono essere dei bisogni mentali come l’aver interiorizzato dal mondo il giudizio sul cibo, sul corpo, su cosa dovrei fare, su cosa non dovrei fare, sul fatto che il cibo va meritato…

Infine ci possono essere dei bisogni emotivi come la difficoltà a stare in alcune emozioni o la difficoltà a far fluire le emozioni più intense. Per cui l’unico strumento di coping che rimane per silenziare o alleggerire le emozioni è proprio il cibo.

 

3# Un passo terapeutico da cui puoi iniziare

Secondo me un primo pezzetto terapeutico che può essere molto prezioso è quello dell’auto-osservazione.

Proprio perché questi momenti nascono da dei bisogni invisibili, può essere prezioso incominciare a osservarsi, ad ascoltarsi nel rispetto delle risorse che si hanno al momento.

Le perdite di controllo riguardano sempre gli stessi alimenti? Avvengono sempre negli stessi momenti della giornata? Come ti sentivi prima che avvenisse: stanca, arrabbiata, felice, triste…? In generale quali bisogni senti che sono coperti e quali no?

Osservarsi fuori dal giudizio, dal giusto e sbagliato, dalla critica, dal controllo, ma con curiosità, compassione e gentilezza. Come faremmo per qualsiasi persona che amiamo.

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