“L’insalata è più sana della Nutella?”: riscrivere l’idea di sano e non sano nel cibo

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Nelle visite di questa settimana mi è stata fatta una domanda da una paziente: “L’insalata non è oggettivamente più sana della Nutella?”. E mi sono accorta di come in questo periodo (sto scrivendo dopo le feste di Natale) il pensiero di sano e non sano torni in tantissime visite con le pazienti. Perché si ha questa sensazione di dover bilanciare il periodo delle feste con delle scelte migliori.

Quindi oggi proviamo a rispondere alla domanda l’insalata non è oggettivamente più sana della Nutella?

Innanzitutto io alla paziente ho risposto: dipende. E so che è una risposta molto frustrante a volte, e che può lasciare sorpresi di fronte a questa domanda la cui risposta appare così evidente.

Quindi facciamo un passo alla volta, proprio come se tu fossi quella paziente.

Primo passo, proviamo a rispondere a questa domanda sostituendo il cibo con qualcos’altro.

Ad esempio, se ti provassi a chiedere qual è la durata del sonno più sana, cosa risponderesti? Probabilmente la tua risposta sarebbe dipende: da quanto ha bisogno di dormire quella la persona, da che lavoro fa, da cosa ha fatto durante quella giornata, da come è quel periodo della sua vita eccetera. Oppure se io ti chiedessi è è sano o meno esporsi alla luce del sole, diresti dipende. Perché ci sono studi che mostrano che può avere un’azione protumorale. Ma ci sono studi che dimostrano che favorisce la produzione di vitamina D o che ha effetti benefici sull’umore. Quindi alla fine dipende: quanto si esponi? A che ora? Che stile di vita hai? Che tipo di pelle hai? In generale quali sono le tue predisposizioni di salute?

Ok, la stessa cosa vale per il cibo.

Solo che è più difficile da cogliere perché cresciamo immerse nella cultura della dieta, che ha fra le sue caratteristiche quella di avere una visione molto duale, bianco e nero, sano e non sano, giusto e sbagliato.

Riprendendo la domanda iniziale, quello che possiamo fare è confrontare Nutella e insalata su un singolo parametro: apporto di vitamine, apporto di grassi, apporto di energia… Come nell’esempio dell’esposizione al sole (te lo ricordi?) possiamo dire se stare al sole ha un impatto positivo sulla salute per quanto riguarda la vitamina D, l’effetto tumorale, l’umore, ma non possiamo avere una risposta unica e assoluta.

Perché? Perché se vogliamo dare una risposta assoluta su qual cibo sia più sano, dobbiamo andare a valutare la circostanza precisa in cui viene consumato: andare a vedere se in quel momento, con quelle risorse, in quella persona, col suo funzionamento, il suo passato, il suo presente, il suo tipo di predisposizione di salute, le sue abitudini… è la scelta più o meno di benessere, più, o meno vantaggiosa per la salute. Solo in quel momento.

Un altro passo da fare è guardare alla nostra idea di salute.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la nostra salute è unisce quella fisica, emotiva e sociale. Però spesso con le pazienti ci rendiamo conto di aver interiorizziamo dal mondo una gerarchia nella salute. Facciamo nostro questo sguardo per cui la salute fisica è al primo posto. In realtà quello che ci dicono l’OMS, gli studi e l’esperienza clinica è che queste parti della salute sono complementari: sono come spicchi di una stessa sfera. E se uno di questi viene meno, la persona non sta bene.

Quindi, per riprendere la domanda iniziare su Nutella e insalata, non è possibile dare una risposta definitiva. L’unica risposta possibile è dipende: bisogna andare a vedere la cornice precisa di quella scelta. Se la persona in quel momento ha bisogno di energia perché è a digiuno da diverse ore potrebbe essere che la Nutella, per esempio, sia la scelta più di salute per quella persona perché apporta energia (cosa che l’insalata non farebbe). E così ci sono altre infinite sfumature.

Un ultimo passo.

Decostruire la cultura della dieta, uscire dall’idea di alimenti sani e non sani, è uno dei pilastri di un percorso nutrizionale proprio perché in realtà non esistono scelte migliori. Di volta in volta è prezioso capire cosa è più o meno vicino ai bisogni della persona: cosa mi fa stare bene adesso?

Coltivare questo sguardo aiuta tantissimo nel proprio rapporto con il cibo. Perché alleggerisce il senso di colpa, toglie quelle etichette in cui incaselliamo i nostri bisogni: giusti e sbagliati, sazietà giusta e sazietà sbagliata, fame giusta e fame sbagliata. E ci avvicina a rispondere in modo davvero di benessere.

Io spero di essere riuscita a rispondere in maniera quanto più chiara e semplice possibile, anche se non è mai facile: mi piacerebbe tanto averti qui, nel mio studio, per poter dialogare insieme. Quindi se ti va di lasciare un commento, di scrivermi un’email, di scrivermi un DM su Instagram… sarebbe bellissimo così da poter parlare insieme, come se fossi qua.

Io infine ti ricordo che se senti il desiderio di approfondire questi argomenti insieme, possiamo farlo nelle newsletter dove ci prendiamo più tempo e calma, o possiamo farlo su Instagram dove invece coltiviamo pensieri più leggeri. Se invece senti il desiderio di lavorarci insieme, gli spazi di cura insieme sono aperti. Le disponibilità cambiano da momento a momento però puoi scrivermi via email raccontandomi qualcosa in più di te.

Continuiamo a prendercene cura con la newsletter, insieme?

Arriva con dolcezza due volte al mese: ti accompagno con le mie audio-lettere e le mie riflessioni, per ritrovare un rapporto libero e sereno con il cibo e il corpo.

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