Difficoltà ad ascoltarsi nel cibo: cultura della dieta, grassofobia ed eredità familiare

cultura della dieta

Oggi parto dalle parole che sono arrivate da una di voi, parole che tornano spesso anche negli spazi di cura insieme. Quindi ho pensato fosse prezioso parlarne insieme.

“Sono arrivata ad un punto in cui ho capito che devo ritrovare cosa mi fa stare bene nel cibo. Ma non è facile perché nel corso del tempo mi sono state dette così tante cose, così tanti commenti, così tanti consigli sul corpo, sulla salute, sul cibo… che quando mangio sento tutte queste vocine, questi pensieri che vengono fuori, e non so più riconoscere cosa penso io. Cosa davvero è quello che voglio e cosa invece ho fatto mio nel tempo.”

Questo aspetto del rapporto con il cibo è quello che spesso viene chiamato decostruzione e ricostruzione. Ossia?

Entrare dentro tutte le vocine, tutti i pensieri, tutte le storie che abbiamo interiorizzato da fuori, spezzettarle, capire cosa ci appartiene, cosa no, cosa ha fondamento, cosa ci è utile… e rimetterle insieme. È uno dei passi principali di un percorso di cura non prescrittivo nel rapporto con il cibo e quindi, essendo un pezzetto così grande, penso che parlarne insieme sia davvero d’aiuto.

Inizio da una citazione di un libro (che così colgo l’occasione anche per consigliarti). Si chiama “L’eredità emotiva” di Atlas e dice: “Le persone che amiamo e quelle che ci hanno cresciuto vivono dentro di noi. Proviamo il loro dolore emotivo, sogniamo i loro ricordi, questo dolore e questi ricordi plasmano la nostra vita in modi che non sempre riconosciamo.”

Io penso che questo sia tanto vero nello spazio più psicologico, che è quello del libro, quanto nel cibo. Il modo in cui noi pensiamo, sentiamo, viviamo il cibo è influenzato in modi grandissimi e spesso inconsapevoli da tutto quello che abbiamo vissuto fino a quel momento e tutte le persone che ci hanno circondato.

Al riguardo ti racconto la mia esperienza personale.

Più o meno intorno ai venti anni, all’inizio del mio percorso universitario, il mio corpo si è completamente stravolto. Oltre a dei cambiamenti di peso improvvisi molto grandi, ho cominciato per esempio ad avere voglie molto intense nel cibo, sbalzi di umore forti, irregolarità nel ciclo mestruale, stanchezza, nervosismo… In quel momento io non avevo tutta una serie di consapevolezze e di strumenti che ho oggi, quindi ho fatto un po’ di ricerche online, mi sono rivolta al medico di base e ad un personal trainer della palestra che frequentavo. Seguendo i loro consigli ho cercato di allenarmi di più, indipendentemente da quanto ne avessi voglia o quanto fossi stanca, e di essere quanto più controllata possibile nell’alimentazione. Tutti campanelli di allarme nel rapporto con cibo e corpo ma, ripeto, in quel momento non lo sapevo. Quindi in realtà io stavo facendo tutto il contrario di quello che il mio corpo mi stava dicendo. Il mio corpo mi stava dicendo c’è una strana stanchezza e io lo forzavo ancora di più, c’è qualcosa che non va nel rapporto con il cibo e io cercavo di essere ancora più rigida. Ovviamente questo a un certo punto mi ha portato a un sovraccarico. E da lì piano piano ho cercato aiuti diversi, fino ad arrivare alla diagnosi di Sindrome dell’Ovaio Policistico, un’alterazione degli ormoni sessuali.

Perché ti racconto tutto questo?

Perché molto spesso la difficoltà ad ascoltarsi nel cibo, a capire di cosa sentiamo il bisogno e cosa è più vantaggioso per la nostra salute in quel momento, non viene solo da un blocco nel sentire, ma anche dal fatto che abbiamo interiorizzato dal mondo mille voci diverse. Non capiamo nemmeno più che cosa dovremmo provare: sentiamo la fame e pensiamo “se seguo la fame tendo a mangiare troppo spesso” “questa fame è del tipo sbagliato” “in questo momento non dovrei avere la fame”.

Oggi vorrei lasciarti degli spunti che di solito esploriamo molto nello spazio di cura. Tre storie del mondo che ruotano intorno al cibo e al corpo, tra le più grandi che interiorizziamo e che generano quelle vocine che senti dentro.

La prima storia è quella della cultura della dieta.

La cultura della dieta è quella che troviamo in Hansel e Gretel. Hai presente quando Hansel e Gretel, dopo essersi persi nella foresta, arrivano davanti alla casetta della strega fatta tutta di dolci e cedono alla golosità? Ecco. Quella storia, al di là delle grandi trame che porta dentro, rafforza la narrazione che i dolci siano qualcosa da golosi, a cui uno cede, una tentazione. Che siano un cibo sbagliato.

La cultura della dieta è il modo di parlare del cibo e del corpo che c’è in questo momento storico: molto duale, bianco o nero, che quindi divide tutto in giusto e sbagliato, sano e non sano, migliore e peggiore. Ad esempio la verdura è sempre sana, mentre i dolci sono sempre non sani. Essere magri è sempre più sano che essere grassi. Fare movimento è sempre più sano che non fare movimento. Il tutto a prescindere dalla situazione e dalle risorse della persona. Noi crescendo facciamo nostro questo sguardo dall’ambiente familiare, dall’ambiente di lavoro, dalle fiabe, dalle storie, dai libri che leggiamo.

Perché quando mangiamo la verdura ci sentiamo meno in colpa di quando mangiamo dei dolci? Proprio perché sentiamo di fare una scelta più salutare E di conseguenza ci sentiamo delle persone migliori in quel momento. Perché la cultura della dieta, oltre a dividere in categorie “giusto-sbagliato”, lega alle scelte di salute un valore morale. Cosa vuol dire? Vuol dire che se io faccio delle scelte che la cultura della dieta vede come giuste, sane, migliori, allora io sono una persona più di valore.

Seconda voce, seconda storia del mondo è quella che viene chiamata grassofobia.

La grassofobia letteralmente significa paura del grasso ed è quella storia del mondo che ci racconta, mano mano che cresciamo, che il grasso e i corpi grassi sono qualcosa da temere. Nella vita di tutti i giorni per noi si trasforma in quelle vocine che ci fanno temere di aumentare di peso o di non riuscire a dimagrire. Che ci fanno sentire più felici quando il peso scende e più in colpa se invece quella giornata abbiamo più fame. Questo perché, agli occhi del mondo, se abbiamo un corpo magro siamo più desiderabili, più amabili, persone più di valore. Gli altri penseranno meglio di noi, ci accetteranno di più, ci ameranno di più, saremo più felici. E l’essere umano vuole essere amato, vuole essere felice, vuole essere accettato come bisogno naturale.

L’ultima storia del mondo che voglio lasciarti oggi è quella dell’eredità familiare.

L’eredità familiare sono tutte quelle voci, tutte quelle narrazioni che facciamo nostre perché appartengono al luogo in cui siamo nate e cresciute, generalmente la famiglia di origine. Ad esempio alcune delle storie che tornano di più nello spazio di cura sono “bisogna finire tutto quello che c’è nel piatto”, “non prendere altre fette di pane”, “i dolci meglio non tenerli in casa”. Il modo di vivere il cibo e il corpo che c’è stato nella nostra famiglia ci rimane dentro. Però quell’eredità parla di chi è avvenuto prima di noi. Non è detto che ci risuoni. Non è detto che sia allineata ai nostri valori, a ciò che fa star bene noi, al tipo di persona che sentiamo di essere. E quindi anche lì si può entrare piano piano, fare quella decostruzione e ricostruzione di cui abbiamo parlato all’inizio.

Queste sono le tre storie del mondo che volevo raccontarti oggi: la cultura della dieta, la grassofobia e l’eredità familiare.

Quello che ci tengo a lasciarti da questo momento insieme non è che queste voci spariscano, perché questo richiede tempo e cura. Quello che spero di poter muovere oggi è imparare a riconoscerle.

Come sempre se, dopo aver parlato insieme, ti nascessero dei pensieri, delle sensazioni, ci fosse qualcosa che vuoi condividere o delle domande che vuoi fare, io ci sono. E se questi temi ti sono vicini, li approfondiamo con più cura sia su Instagram (in modo più leggero) sia nelle newsletter, oltre che lavorarci negli spazi di cura insieme.

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Arriva con dolcezza due volte al mese: ti accompagno con le mie audio-lettere e le mie riflessioni, per ritrovare un rapporto libero e sereno con il cibo e il corpo.

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